Coloridellamore

E' un blog in cui si parla della Sindrome di Down
in modo colorato, perchè.... una vita a colori è più facile da vivere!!!!
Gli arcobaleni sono speranze ben riposte!

domenica 29 giugno 2014

E' finita#3 - Barbara

Amore della mamma, così come ho fatto per Lidia, trascriverò il saluto di Barbara per te. Devi sapere che Barbara è arrivata nella vostra classe lo scorso autunno, quando si è fermata un anno in più, con voi, la piccola B.  Ciò che mi colpi di Barbara fu il suo sorriso, delicato, ampio, pieno di vita e schietto. Sai, son quei sorrisi veri  e limpidi che basta che tu li incroci una sola volta per cascarci dentro tutto d'un pezzo, un pò come il tuo amore mio. Ebbene, le persone così solari hanno su di me l'effetto del sole. Si presentò a noi in modo cordiale e gentile, dicendo che sarebbe stata di sostegno per la classe. Tu, in effetti, eri un pò restio perchè difficilmente ti staccavi da Lidia trovando rifugio fra le sue braccia davanti ad ogni persona nuova.  Con lei, la mamma, ha subito sentito quel feeling tipico di donne, erte sinergie le ascolti solo se c'è un forte scambio emozionale e fra di noi c'era, lo leggevamo una nello sguardo dell'altra. Poi, seppi il perchè. Con Barbara stavamo, a nostra insaputa, giocando in casa la nostra partita. Un bel giorno mi raccontò di quanto fosse orgogliosa di suo nipote, un ragazzo con  sdD di 18 anni al momento impegnato a fare il volontario nella Croce Rossa, di quanti obiettivi aveva saputo raggiungere grazie alla tenacia dei suoi genitori e di quanto si fosse prodigata la mamma per il loro raggiungimento, apostrofandola "donna splendida". Aggiunse poi che dai modi di fare, dall'impegno e dall'amore che traspariva dalle mie scelte riguardo il tuo futuro, fossi molto somigliante a lei. Ecco, avevo capito il motivo del nostro intreccio d'emozione. I giorni passavano e quel sorriso diventava sempre  più familiare, quasi a mancarti quando, per qualche motivo, non riuscivi ad incrociarlo tanto che, così, pian piano è entrata nel cuore di tutti voi bambini e di tutte noi mamme. Amore mio, anche se per un piccolo frangente, tu sei stato un anello importante per lei, per la sua esperienza d'insegnante ma soprattutto per il suo cuore e questo lo dimostrano le poche righe che Barbara ha voluto scrivere e donarti. Spero che la conserverai gelosamente fra tutto ciò che ha segnato il tuo cammino.

"Caro Mattia, ci siamo incontrati la prima volta, una mattina d'ottobre, nel tuo asilo Il Mulino. Tu mi hai accolto con un attimo di diffidenza, andando a rifugiarti fra le braccia di Lidia. Io ho capito, ti ho lasciato tutto il tempo per farmi conoscere e per farmi accettare, per arrivare a conquistare la tua fiducia. Nel corso dell'anno passato insieme, ho potuto guardarti ed osservarti nella tua splendida evoluzione. Sei cresciuto, sei diventato libero di muoverti nel tuo gruppo, con i tuoi compagni, hai acquisito sicurezza, indipendenza, spavalderia in tutto ciò che facevi. Il tuo cammino è stato tutta una conquista, e che conquista! Fino ad un bel giorno nel quale anche io ho avuto la mia meravigliosa vittoria, tutta mia! Il tuo abbraccio incondizionato. Finalmente, dopo tanto aspettare mi sei corso incontro e mi ai buttato le braccia al collo e con le tue manine mi battevi sulle spalle. E' stato meraviglioso!! Grazie Mattia per l'esperienza che mi hai fatto fare al tuo fianco e per tutti i momenti passati con te. Sei un bambino speciale come sono speciali i tuoi genitori che ti aiutano a crescere e a diventare un futuro uomo speciale.
Ti auguro una vita piena di gioia come quella che regala il tuo sorriso in grado di sprigionare calore come il sole! Un grande abbraccio, Barbara!"

Grazie Barbara, per le tue attenzione, per il tuo aver saputo comprendere, per il tuo aver saputo aspettare in silenzio i suoi tempi, per tutti i sorrisi caldi e di cuore che ci hai donato ogni volta, perchè sai....Sorrisi così, sono doni preziosi.

Asilo Nido il Mulino . Immagine tratta dal web 

sabato 28 giugno 2014

E' finita#2 - Lettera di Lidia

Lettera di Lidia per te Mattia. Spero che quando sarai grande basterà che tu chiuda gli occhi per ricordare ogni sua carezza, ogni suo gesto fatto con attenzione e se non bastasse leggi queste righe, scritte di suo pugno per te. Ho voluto riportare qui ogni sua parola affinchè possano i suoi pensieri rimanere indelebili nel tempo e attraverso essi sapere che ci sono state persone che, seppure abbiano fatto parte di un piccolo segmento della tua vita, ti hanno amato molto. Ti amo figlio mio!

"Caro Mattia, sei un dolcissimo bambino speciale, è impossibile conoscerti e non innamorarsi di te, della tua tenerezza bambina, ancora un pò incerta ma dotata di un amore con la A maiuscola. Hai doni e talenti molto personali, proprio come ogni bambino, ma credo che in più tu sappia comunicare la melodia e il canto degli angeli. Sei sincero e trasparente, simpatico e affettuoso, aperto verso il mondo, tenace e coraggioso, intraprendente e fiducioso verso gli altri. Crescendo mi rendo conto che stai diventando selettivo verso le altre persone, diffondi serena speranza e chi ti è vicino è come obbligato a risponderti con il tuo stile fatto di affettuosa e ridente tenerezza. Certe volte anche tu fai capricci, come tutti gli altri fai il "deciso" e quando dici no è no e ti impunti talmente tanto che ce ne vuole per convincerti a cedere. Per fortuna ho capito presto che per farti sciogliere basta un abbraccio ma fatto con amore vero. Tu lo senti quando chi è con te è presente davvero e rispondi alle attenzioni mostrando ciò che fai, impegnandoti in scoperte, prove, esplorazioni, manipolazioni. Da quando ti muovi autonomamente hai acquisito tante sicurezze: sali e scendi le scale, le sedie, i mobili.....Quanti spaventi per me! Ma tu lo capisci e ridi, sei un brigante! Se ti brontolo fai l'aria contrita poi ridi e mi abbracci, ti appoggi a me e batti con la mano sulla mia spalla. "Deide'de" dici e io capisco che tu dici che non lo farai più fino alla volta successiva. Hai buone autonomie nel lavarti le mani, al pranzo, al bere, provi l'uso del bagno, collabori nel vestirti. Ti manca pochissimo alla parola. Con i bambini accanto e le terapie, vocalizzi sempre di più e con chiari intenti comunicativi. Intanto capisci tutto ciò che diciamo anche se a volte ti conviene far finta di non aver capito girando il viso dall'altra parte come quando rovesci l'acqua nel piatto, quando butti in terra gli incastrini o quando svuoti le scatole dei materiali, insomma tutte le volte in cui fai le tue marachelle. Stai iniziando a partecipare attivamente ai giochi dei compagni (girotondi, gioco dell'elefante, corse intorno ai tavoli, scivoli, giu' e su per le scale, esplorazioni nel giardino, buche nella terra e via discorrendo. Gilda tante volte ti porge la mano e sta con te per la condivisione dei giochi mentre tu autonomamente ti avvicini a gruppi di bambini impegnati in giochi tranquilli. Ultimamente mi omaggi con manciate di terra un po' per scherzo e un po' per dirmi:- Vedi cosa sono capace di fare? Io la dono a te! E' stato per me un privilegio conoscerti ed avere un po' del tuo affetto....Ne hai così tanto da dare. Ti auguro di raccogliere nella vita tutto il bene che stai seminando intorno a te. Nelle tue mani sta scorrendo un filo importante che tesse un grande e meraviglioso arazzo, in esso è ricamato l'amore e la guida sicura che leggo negli occhi di mamma Antonella, l'orgoglio, la fierezza e la forza negli occhi di papà, l'affetto tenero che lo sguardo dei tuoi fratelli chiaramente dice:- Occhio perchè questo è mio fratello! Il legame che vi unisce può' fare di voi tre fratelli, tre splendidi uomini speciali. Te lo auguro con tutto il cuore piccolo, prezioso, grande Mattia.
Con tutto il mio affetto, Lidia. "

Cara Lidia non ti ringrazierò mai abbastanza per aver accolto Mattia  senza freni e senza remore ma soprattutto per averlo "cresciuto" in questi due anni senza alcun pregiudizio. Non ti ringrazierò mai abbastanza per la  tua pazienza e per aver saputo aspettare il suo sbocciare, non ti ringrazierò mai abbastanza per tutta la forza che mi hai trasmesso con i tuoi modi sicuri e tranquilli ma sopratutto non ti ringrazierò mai abbastanza per averlo saputo amare con tenerezza e gioia. Sei diventata un pezzo di noi e ti conserveremo tra i ricordi più belli della nostra vita.  GRAZIE!!


giovedì 26 giugno 2014

E' finita#1

E' ufficiale. Oggi è il penultimo giorno di nido. Questo pomeriggio abbiamo incontrato le insegnanti per il ritiro dei lavori svolti dai bambini in questo primo percorso scolastico. E' inutile negarlo e nemmeno lo voglio fare perchè ciò che emoziona lo ricorderai per sempre,  ti rende felice e le lacrime servono anche ad imprimerle dentro, nella mente e nel cuore. Sono state tante e ancora piango. Decidemmo che Mattia avrebbe frequentato il nido perchè quasi ci obbligarono dicendoci che sarebbe stata per lui un'esperienza importante, perchè avrebbe raggiunto traguardi impensabili, avrebbe arricchito le sue esperienze. Così è stato. E' risaputo che i bambini con sdD, ma a mio avviso, come tutti i bambini di questo mondo, imparano attraverso l'imitazione ed è per questo motivo che consiglio il nido come esperienza di crescita personale e attitudinale ed è grazie al nido e al lavoro di un prezioso e valido personale insegnanti, che il mio bambino ha imparato, esplorato e raggiunto autonomie. 


I due anni del loro lavoro, le esperienze, i progressi, le attività scolastiche, sono state tutte concentrate in un librone pieno, zeppo di foto raccolte dai primi inizi e accompagnate da spiegazioni e aneddoti. In quel librone ho rivisto i due anni di lavoro, di sacrificio, di pazienza che ha avuto Mattia e che per fortuna lo hanno condotto nel raggiungere i SUOI obiettivi, grandi e importanti ma soprattutto meritati perchè ha dovuto trascinarsi dietro, aihmè a sua insaputa, il terzo incomodo. Un incomodo che non ha influito più del dovuto perchè, ogni giorno, abbiamo tentato e  lavorato per alleggerirne il peso, fino a caricare noi.  Lidia, la nostra Lidia, è stata per noi un faro, una iniezione di fiducia perchè il suo raccontare Mattia ci ha dato ancora più forza. Per Mattia invece è stata il suo punto di riferimento, il porto sicuro dove rifugiarsi in un ambiente diverso da quello familiare, e il loro legame è indiscusso, così come è l'affetto per tutti gli altri suoi bambini. Non sono un'insegnante ma credo che per esserne all'altezza, il cuore di ogni insegnante deve contenere amore, passione oltre che dedizione. Lidia, Debora, Ilaria e Barbara che ho conosciuto solo quest'anno, queste qualità le posseggono tutte. Siamo stati fortunati, Mattia lo è stato.


Sorpesa delle sorpese, questo librone che ancora si bagna nel leggerlo, contiene una lettera di Lidia e una di Barbara indirizzata a Mattia che provvederò  a trascrivere nei prossimi giorni per far si che quelle parole dolci e significative possano rimanere integre nel tempo, per tutelarle dallo sbiadirsi dell'inchiostro affinchè il loro destinatario possa aggiungere un altro tassello ai suoi ricordi d'infanzia e possa essere consapevole di essere stato amato molto, anche da chi non ha il suo stesso sangue. Insomma, oggi è stato un pomeriggio all'insegna dell'emozione ma anche del dispiacere nel dover lasciare persone con cui pian piano hai condiviso momenti importanti della vita di tuo figlio dopo che, con con qualche difficoltà iniziale hai imparato a fidarti di loro, a fidarti di persone sconosciute nelle cui mani hai affidato la tua pietra più preziosa. Il dispiacere di doverle lasciare significa ansia e paura per ciò che di nuovo si incontrerà sul nostro cammino ed è sacrosanto, è leggittimo nonostante la tua indole positiva e propositiva. Lasciamo certezze, sorrisi ampi e braccia pronte ad accoglierti per lasciare spazio allo "sconosciuto" augurandoci di essere, ancora una volta, iscritti nella lista dei miracoli.


martedì 24 giugno 2014

Le proprie esperienze a fin di bene

Quando è nato Mattia il disorientamento dinanzi alla notizia che fosse nato con la sdD fu senz'altro aggravato dalla modalità con la quale essa mi fu comunicata, ne parlai QUI e ancora QUI. Il medicò che mi informo' della "questione", colse l'occasione quando, nel nido, chiesi di recarmi nel reparto di neonatologia dove era ricoverato mio figlio. In presenza di altro personale infermieristico e di alcune neo mamme che, felici apprendevano notizie sui loro pargoli, mi chiese così di punto in bianco se avessi notato anomalie nell'aspetto fisico di mio figlio aggiungendo che non avrei  potuto raggiungerlo nel reparto attiguo, tutte le volte che volevo, perchè lui non era un bimbo come tutti gli altri. Questa fu la "non comunicazione" della diagnosi e lì, in balia di un dolore lancinante, per la prima volta, mi bruciò sulla pelle lo sguardo furtivo di una mamma, misto tra imbarazzo e compassione. Erano trascorse meno di 48 ore ed ero sola, senza mio marito a dover reggere un fardello sconosciuto e pesante, ricordo le lacrime, erano tante lungo il corridoio del reparto, scorrevano a fiumi. 

Ogni volta che ricordo quei momenti non posso far altro che pensare che se al mio posto ci fosse stata una mamma psicologicamente più fragile, la cui famiglia per un qualsiasi motivo non fosse stata solida come la mia, quelle parole, quelle di un medico che di norma avrebbe dovuto seguire corsi di comunicazione, avrebbero potuto fare danni irreparabili. In tanti mi dissero che avrei dovuto denunciare la cosa, compreso il ginecologo che seguì la mia gravidanza ma io non avevo tempo per nient'altro, in quel periodo, che non riguardasse direttamente Mattia. Era di primaria importanza capire. Dovevo capire cosa stava accadendo, capire come poter aiutare il mio bambino e quali scelte adottare e tutto questo solo dopo essere uscita dal tunnel buio della paura e dell'ignoranza. Non avevo tempo da perdere dietro ad avvocati e denunce, almeno non era possibile in quel momento visto che le priorità, per noi, erano altre anche se ero arrabbiata, tremendamente arrabbiata. Poi si sa, quando si inizia a ragionare con lucidità si guarda in altre direzioni poichè nel frattempo e per fortuna, la rabbia ti lascia e nel farlo ti restituisce nuovamente la razionalità e la ragione torna finalmente attiva.

Col tempo ho poi compreso che forse, quello stesso medico che mi porse le sue scuse e che ricontrollò Mattia in visite successive,  non avrebbe mai voluto darmi quella notizia e forse quell'atteggiamento che avevo valutato negligente era stato dettato solo ed esclusivamente da imbarazzo ed essendo anch'egli umano, probabilmente, da uomo, non aveva saputo scegliere le parole giuste, quelle in grado di poter aiutare. In fondo per certi aspetti lo capisco, il mio lavoro può talune volte essere increscioso allo stesso modo. Sarei addolorata, dispiaciuta e non saprei scegliere le parole adatte. Nonostante corsi di comunicazione fatti avrei qualche difficoltà  nell'annunciare ad una madre una prognosi riservata o addirittura il decesso di un figlio. Quando poi fummo dimessi dalla pediatria, mi resi conto che nonostante la bravura professionale di quei pediatri, non erano, non essendo genetisti, informati bene sulla sindrome di Down ma non erano neanche informati sui servizi e sulle risorse che offriva il territorio e ricordo che fui liquidata da uno di loro con un elenco di agevolazioni fiscali che ci "metteva a disposizione" la sindrome di Down".  Non è così che si aiuta un neo genitore che si ritrova ad affrontare quella che dovrà essere la sua nuova realtà, diversa da quella che avrebbe  dovuto lasciare e fino ad allora impensabile.

Quel genitore ha bisogno di certezze, concretezze, appoggi ma più di tutto capire quale sarà la vita di suo figlio, cosa gli consentirà e cosa non gli consentirà questa sindrome perchè, erroneamente, quello stesso genitore pensa, legato ai vecchi stereotipi di un tempo, che la sindrome di Down, obbligatoriamente, porrà dei limiti. Quello stesso genitore non sa ancora che invece, suo figlio farà le stesse cose di altri bambini, camminerà, parlerà, giocherà, farà sport, si innamorerà esattamente come tutte le altre persone perchè sono persone prima di ogni altra cosa. Purtroppo questa consapevolezza, un genitore che sperimenterà il fai da te, la raggiungerà con difficoltà e solo dopo tanta sofferenza inutile, ancorchè se dopo le dimissioni dall'ospedale, non sanno darti neanche notizie su " a chi rivolgerti".  Col tempo dalla mia parte, decisi che in qualche modo avrei dovuto mettere la mia esperienza a frutto, essa sarebbe dovuta servire di aiuto ad altri genitori e così, dapprima nacque questo blog nonostante ce ne fossero altri in giro per il web, belli e ben fatti , anche meglio del mio. Ma sono convinta che tutte le esperienze, di chiunque, essendo tante e tutte diverse possono aiutare a capire, chi in prenda alla paura e alla confusione, cerca notizie attraverso il web o attraverso confronti e via discorrendo. Non avevo voglia di denunciare nessuno, sembrava di disperdere energie e risorse per cui cullai l'idea di far nascere in qualche modo un punto informativo e di supporto, un luogo per neo genitori pronto ad accoglierli e ad informarli per il meglio ma questo è un altro post, quello che spero di poter scrivere fra qualche giorno.




mercoledì 18 giugno 2014

Un ricordo stropicciato dal tempo

Oggi,  fra le mani una foto racconta la vita, la mia. 

Un ricordo stropicciato, vecchio di circa ventidue anni fa, sbiadito nei colori , rimanda alla  mente emozioni vive più che mai e  racconta di una vita sazia di vita, di momenti ricchi, colmi di amore e di sentimenti veri. 

Un ragazzo e una ragazza, sorridenti e ben vestiti, si tengono stretti, le braccia di uno stringono con forza le braccia dell'altro e ciò che si legge nei loro occhi, anche attraverso una vecchia foto, è potente e inattaccabile come potente e meravigliosa è la nuova vita che abita il ventre di lei.

Lui la stringe come se fosse il più prezioso dei tesori mentre il sorriso di lei è inequivocabile, è ricco di promesse ed esterna chiaramente l'intenzione di volerlo amare per sempre. 

Com'è  facile amare quel ragazzo dal fisico atletico, dagli occhi nero catrame e dal sorriso schietto, dice la foto. 

Quella giovane donna ne è sicura e il tempo le darà ragione.

Anzichè interrompersi bruscamente come fanno le brevi piogge di primavera, quel sentimento acerbo, piano piano, ha gettato le sue radici nell'anima dove è cresciuto elevandosi maestosamente al sole come la più bella e forte delle querce. 

Negli anni, quella  ragazza ha imparato che non esistono modi diversi di amare perchè l'amore è unico, conosce e parla una sola lingua, quella del cuore.

Si ama e basta, così, semplicemente perchè si ama. 

Ha imparato invece che esso può' avere più destinatari per i quali indossa vesti dai colori diversi.

Ha imparato che l'amore, quello vero, è di fibra resistente, che riesce a vivere attraverso le cose belle ma anche attraverso quelle brutte. 

Ha imparato che cresce  attraverso gli errori grazie ai quali impara il senso del rispetto, per sè e per gli altri.

Ha imparato che il perdono rinnova lo spirito e che l'astio imbruttisce le persone, 

ha imparato che ogni giudizio non è mai reale perchè le verità possono essere tante,

che l'apparenza inganna e che  prima di  ogni dito puntato bisognerebbe conoscere i fatti, quelli veri e non raccontati. 

Ha imparato che l'amore, se ben curato, cresce continuamente e che evolvendosi di continuo si rinnova in ogni primavera e appassisce negli inverni gelidi.

Che si riscalda o si raffredda a seconda dei venti che tirano e che si ammala o che guarisce a seconda del clima in cui vive. 

Per potergli donare lucentezza, ha imparato che bisogna nutrirlo di cibi sani e di abbeverarlo con acqua di fonte. 

Ecco a cosa rimanda quel ricordo stropicciato!

E non ha prezzo la consapevolezza di essere stata da sempre felice malgrado tutto, poichè quel sentimento, nato anni e anni fa per quel ragazzo giovane e bello, dai sentimenti nobili, era ed è destinato a lasciarne traccia nel tempo.




giovedì 12 giugno 2014

Dinanzi a te

Già dalle prime ore del mattino, la mia vita, grazie a te è luce, emozione e cuore. Vivo per te, penso per te, forse poco, troppo poco per bilanciare ciò che tu porti nei miei giorni. Purtroppo per me, vivo secondo schemi prestabiliti, incatenata da regole e dagli obiettivi da perseguire.  Tu, con le tue verità nascoste, hai scardinato le domande, rivoluzionato le risposte e talvolta soppresso la mia volontà del sapere. Mi hai svuotata da false certezze e riempita di "incerte" sicurezze, mi hai svuotata dalla rabbia e riempita di gratitudine. Mi hai concesso la capacità del perdono poichè dinanzi a te, ogni cosa, riesce ad assume un valore diverso e mi hai riempita di sole e di aria e di ossigeno. Mi hai invasa di un amore nuovo,  inimmaginabile, un amore che credevo fragile ma che ogni giorno si mostra sempre piu' forte, sorprendente e unico. Da quando sei arrivato nella mia vita non c'è stato un solo giorno in cui per te e con te io non abbia conosciuto il sorriso nel quale, purtroppo,  la Signora Vita di tanto in tanto, ci infila ombre e amarezze. 


Dovrei respirarti in ogni frangente del giorno, in ogni istante per poter riuscire a vivere libera, libera da dogmi preordinati che per lungo tempo hanno scandito i miei anni. Dovrei vivere costantemente attaccata a te, legata a te ogni minuto per cancellare i dubbi e ridimensionare le paure. Tutto intorno a noi svanisce quando, rilassato, dormi fra le mie braccia. Ti sistemi modellandoti contro il mio corpo come se ancora fosse la tua casa, come se volessi ritrovare la tua primordiale essenza, ti avverto nel cuore e sulla pelle come la più potente delle entità. La tua piccola e morbida mano, appoggiata con possesso fra i miei seni, ribadisce il senso dell'appartenenza viscerale come è giusto che sia, perchè io, da sempre, ti appartengo mentre tu, diversamente da me, appartieni solo alla vita. La mia mano fra  i tuoi capelli miele, scorre lenta come lo scorrere delle nuvole e i miei occhi ti osservano piano, centimetro per centimetro, quasi a voler trovare una imperfezione inesistente . Non c'è tu sei perfetto e sei bellissimo. Poche mie parole accompagnano il tuo sonno, quando ancora i tuoi occhi fissano, fermi, la mia anima.


Con voce fioca ti racconto di quanto tu sia un essere speciale e di quanto sia grande l'amore che ci lega, ti invito, con tono quasi struggente a non scordarlo mai, a ricordarlo per il resto dei tuoi giorni.. E come in un antico rituale d'amore, tutto si ripete fino a quando, delicatamente i tratti del tuo viso si abbandonano addolciti. Il mio sguardo ormai nudo, folle di amore, lotta contro sè stesso e con tutto sè stesso, per lasciarti dormire sereno e spera nel tuo "navigare" in quel mondo fantastico che vorrei per te su questa terra. Un mondo onesto e pulito dove l'amore, quello vero, sia la forza motrice, il senso unico di ogni esistenza, dove il pregiudizievole comportamento o il  pregiudizio puro non trovano radici, dove la diversità sia realmente ricchezza e  le diverse abilità trovino cardine in una normalità che possa essere di tutti.


lunedì 9 giugno 2014

Capelli color miele e occhi color nocciola

Ultimo giorno di scuola. Alle ore 12.00 il sole era cocente e l'afa già insostenibile. Ecco, si aprivano i cancelli e un via vai di colori si scambiava frettoloso sotto i miei occhi mentre io, osservando in silenzio e con un sorriso appena appoggiato sulle labbra, continuavo ad intimare l'arresto ai veicoli in prossimità dell'attraversamento pedonale. Ragazzini e mamme sorridenti sfrecciavano come schegge per la tanto attesa chiusura estiva delle aule mentre racconti e aneddoti sulle ultime vicende scolastiche provenivano dall'atrio d'ingresso dove stazionavano i genitori. Era finita. Si era chiuso un altro capitolo e finalmente il bagno di fine scuola c'era, i gavettoni iniziavano. Ragazzini impazziti di felicità si rincorrevano con fiumi di acqua alla mano. Chissà se mi fosse toccato di rientrare in sede un pò annacquata pensai e mentre ero assorta nei miei pensieri pensando a ciò che stavo assistendo, come avvinghiato dalla legge d'attrazione,  il mio sguardo si posava sulla figura china di un ragazzino dall'altro lato della strada. 

Non partecipava ai gavettoni ma ogni tanto alzava lo sguardo e divertito sorrideva. Non un passo, non un accenno che mi facesse pensare che volesse unirsi a quel gruppetto concitato. Mi portai dall'altra parte dell'attraversamento per capire come mai fosse lì, da solo. Forse i genitori ancora non c'erano. Mi avvicinai e contemporaneamente alzò il capo nascosto dalla visiera del suo cappellino. I suoi occhi si intrecciarono con i miei e all'improvviso un tuffo al cuore. Aveva i capelli ritti come aculei e del color del miele, gli occhi di un caldo nocciola, appena nascosti dietro un paio di spiritosissimi occhialini rossi, un sorriso dolce gli si rifletteva in tutto il viso.  Oltre a quel cappellino il suo abbigliamento era composto da una t-shirt e dei jeans, un paio di Nike bianche completavano il tutto. Avrà avuto undici o dodici anni ed io immediatamente mi  innamorai di quello sguardo limpido e pulito, quello sguardo ormai familiare e conosciuto così tanto simile a quello di Mattia. Bhè, inutile negarlo che sono estremamente di parte! Gli chiesi se fosse solo. Appresi che i genitori sarebbero arrivati a breve e che lui aveva avuto l'ordine di aspettarli in quel preciso punto.

Gli chiesi perchè non si fosse aggiunto agli altri ma la sua risposta si concluse con una scollata di spalle ed un sorriso sottile come se avesse voluto dirmi:- Tu lo sai perchè, tu sai che in fondo in fondo, non sempre ci riesce fare le stesse cose degli altri. Mi sentii sciocca, come avevo potuto propinargli una domanda così stupida. Lui però era cordiale, aperto e gioioso e questo mi esortò a continuare il mio colloquio. Gli avrei tenuto compagnia in attesa dei genitori. No, non era vero. La mia era una scusa. Per niente al mondo l'avrei lasciato solo. Avrebbe potuto essere il mio Mattia pensai. Mi fissava, scrutava con attenzione la mia "attrezzatura" e indicando la fondina mi chiese se fosse vera. Sorrisi. Continuò dicendomi che lui ci voleva bene perchè noi eravamo gentili con tutti, specialmente con i bambini, che fermavamo tutte le macchine per farli passare. Mi disse che si dispiaceva che, quando pioveva, noi continuavamo a bagnarci mentre tutti avevano l'ombrello. Pensieri diversamente o normalmente dolci? Tenero cucciolo d'uomo semplice! Una signora, poco dopo, gli fece cenno da lontano e così lui mi chiese, visto che non ci avrebbe visto per tutta l'estate, se poteva darmi un bacio e dirmi grazie.


Mai mi sono sentita nel mio lavoro più gratificata. Gli risposi che dovevo ringraziarlo io per la chiacchierata ma nel cuore lo ringraziavo per la boccata d'ossigeno che mi aveva dato, per la spontaneità e per il suo essere infinitamente semplice e allo stesso tempo così speciale. Lo abbracciai volentieri e mi sentiì sciogliere in quell'abbraccio, come neve al sole. Era un abbraccio speciale. Era come se avessi abbracciato mio figlio.