Coloridellamore

E' un blog in cui si parla della Sindrome di Down
in modo colorato, perchè.... una vita a colori è più facile da vivere!!!!
Gli arcobaleni sono speranze ben riposte!

mercoledì 16 aprile 2014

Post ingarbugliato di pensieri e speranze

Ieri mattina,  il nostro risveglio è stato accompagnato da grigiore e vento forte. Dentro di me sentivo che, di li a poco, non sarebbe bastata una buona dose di positività a ridarmi il buonumore. Una vocina mi diceva che ci sarebbero voluti kili e kili di pittura per ridipingere di ottimismo l'intera giornata tant'è che nel pomeriggio sarei dovuta recarmi dalla neuropsichiatra di Mattia e non avevo l'umore giusto per percorrere tutti quei kilometri con la pioggia battente. Più volte, nel corso della mattinata avevo pensato di  rimandare l'appuntamento ma la voglia di portare a termine un percorso valutativo non ha voluto sentire ragione e così ha avuto la meglio. Tempo di organizzarmi e alle due in punto eravamo, pronti in macchina, in direzione Pisa. Come ogni volta in questi casi, la mente rifrulla fra mille pensieri cosicchè, in macchina, grata al piccolo che si era immediatamente addormentato, ho potuto un attimo ragionare con me stessa. Avremmo sicuramente fatto il punto della situazione, valutato lo sviluppo e la crescita  sulla base dei test fatti in precedenza e mi sono detta che al di là di ogni possibile punteggio ottenuto, Mattia sarebbe stato comunque il nostro Mattia e che senza stressarlo troppo, pian piano, avevamo già ottenuto dei bei risultati. 

Quando al mattino mi sento smorta a quel modo....Non so bene come spiegarlo.... Sento che durante il corso della giornata dovrò deglutire più volte e difatti così è stato dopo aver ritirato la diagnosi funzionale. L'incontro con la neuro non è stato così devastante intendiamoci. Dall' incontro ne è venuto fuori che è contenta dello sviluppo neuropsichico e fisico del piccolo anche se qualcuno di quei test lo colloca in una fascia di età più piccola. E' un bambino che ha una grande capacità motoria e questo lo pone in una posizione esplorativa che ancora è forte per le sue attitudini caratteriali e che senz'altro lo  limita ancora sul piano linguistico. Inoltre, non gioca a suo favore il timpano piatto (catarri negli orecchi), situazione che dovrebbe risolversi entro i sei anni ma che, al momento, gli pregiudica la ricezione chiara delle parole facendogliele percepire in modo ovattato . A detta delle neuropsichiatra, questo è un fastidio bello e buono che, oltre la possibilità di renderlo nervoso, è per i catarri nasali, un bel tallone d'Achille. Per questo motivo si ammala ancora più spesso visto che naso orecchie e gola formano un unico apparato . I lavaggi nasali con siringhe da 20cc e acqua fisiologica che gli facciamo anche più volte al giorno per tenere la zona pulita, non bastano a prevenirne l'addensamento e per questo motivo ci ha consigliato le gocce di argotone per la disinfezione delle vie respiratorie e per una maggiore ventilazione tubarica.


Abbiamo concordato, visto l'esiguo numero di paroline prodotte, di rivederci a settembre per verificare, come lei si aspetta, il superamento di un altro step, ovvero quello legato al linguaggio. Lei si auspica in uno sblocco futuro, per non caricarlo di ulteriori ore di riabilitazione logopedica. Sono bastate quelle tre parole scritte sul referto a farmi ritornare indietro di qualche tempo: particolare ritardo del linguaggio. Qualcuno potrebbe tranquillamente dirmi:- Cosa ti aspettavi? Non sapevi che i problemi più grossi da superare sono proprio nello sviluppo del linguaggio? - E sicuramente ha ragione ma non per questo e' facile  domare alcune sensazioni di sconfitta! Il fatto vero è che noi viviamo Mattia nella nostra quotidianità in modo normale, senza mai pensare alla sindrome, senza mai pensarlo disabile perchè, per noi, la disabilità è tutt'altro e di sicuro, secondo il nostro modo di vedere la cosa, la sua sindrome, non lo è. In questo siamo stati, almeno fino ad ora, aiutati dalle diverse competenze che Mattia ha saputo tirare fuori e siamo fortunati che le  abbia. Ci sono momenti però che tutti questi bei pensieri non bastano, specialmente quando leggi nero su bianco che il tuo bambino disabile ha difficoltà in questo o in quello.

In quei momenti lì sei faccia a faccia con quel cromosoma in più, eccolo che si ripresenta all'improvviso quando sembra che finalmente sia stato dimenticato, ritorna a farsi ricordare. E' lì, ancora una volta, a sbatterti nel muso che c'è e che quel confronto continuerà per il resto della vita e che  ci sarà, ancora, ancora e ancora tutte le volte in cui sarai costretta a decidere, per il bene di tuo figlio, quale strada intraprendere, quella che devi intuire per arrivare ad ottenere il meglio da regalargli. E la paura di sbagliare o di fallire riaffiora ed è la stessa dei primi tempi, la stessa che si impresse, tempo addietro, sulla pelle come un secondo abito. Sei lì a chiederti se hai perso tempo, se hai fatto abbastanza o se hai fatto troppo poco  e i tanti altri dubbi che, per fortuna, il raziocinio ricolloca al proprio posto. E capita proprio in quei momenti la frase di rito : - Ma sei troppo in ansia!-  Oppure :-  Sei troppo ansiosa, calmati! - E proprio non le mando giù quelle frasi fatte!! Ma di quale ansie vogliamo parlare? Di quelle legate a cio' che di meglio vogliamo per i nostri figli? Essere genitori significa aspirare a garantire ai propri figli quanto di meglio possa servire alla loro crescita. Allora mi chiedo:- Siamo genitori ansiosi tutti?  Ognuna di quelle persone, al posto di noi genitori trisomici o paraplegici o autistici, che genitori sarebbero? Cosa desidererebbero per i loro figli? Quanto sarebbero diversi da noi? E come si sentirebbero se qualcuno facesse riferimento alle loro ansie?



In ogni modo, anche i pensieri bui
 si schiariscono e tutto ritorna chiaro, anche il tuo obiettivo e le tue speranze!





lunedì 14 aprile 2014

Il mio bambino arcobaleno

Nell'ultimo anno, e in più occasioni, Mattia è stato definito Bambino Arcobaleno e la correlazione che c'è tra questa definizione, il nostro blog e tutta l'energia positiva e colorata che emana, mi ha portata a  ricercare notizie al riguardo. Ebbene ho "scoperto" che esiste una classificazione dei bambini speciali nell'ambito del New Age, ma andiamo per ordine. Il New Age o Nuova Era è un movimento culturale di un segmento sociale in cui confluiscono numerose correnti psicologiche, sociali e spirituali. E proprio nella sua corrente spirituale che nasce la classificazione dei bambini speciali, visti nella loro unicità, considerati nel loro essere speciali senza però porli su un piedistallo e senza creare, per questo, una discrepanza tra loro e tutti gli altri bambini. Questa classificazione inizialmente li vedeva distinti in bambini indaco e bambini di cristallo ai quali dal 2004 si sono aggiunti i bambini arcobaleno.


I bambini indaco, a seconda delle fonti, vengono descritti come bambini dalle spiccate qualità quali l'empatia, la creatività e la forza di volontà e talvolta anche dalle capacità paranormali che li vede carichi di energia extraterrestre, ovvero di particolare energia, non terrena. Arrivano sulla terra per primi tanto che sono considerati come i demolitori degli schemi e dei limiti del pensiero.

I bambini cristallo invece, sulla strada avviata dai bambini indaco, arrivano con il compito di evolvere l'umanità attraverso la pace, l'armonia e l'amore e sono energicamente molto potenti. Si dice che non ce ne siano molti in quanto l'umanità non è pronta ad accoglierli, tant'è che lo stesso Gesu', considerato bimbo cristallino, ne avrebbe preso il nome Cristo, da cristallo. Sono bambini che nascono dal 2000 in poi, buoni d'animo e sensibili e in grado di saper leggere l'animo di una persona.

I bambini arcobaleno, nati solo dal 2004, non sono altro che una estensione specifica dei bambini cristallo venuti al mondo con una forte vibrazione genetica, che vede un DNA impegnato al punto tale che sono fortemente carichi di energia positiva.  Sono bambini con una forte spiritualità poichè, maggiore è l'attivazione del DNA e  maggiore è lo spirito che discende nella forma. Si fanno facilmente amare, ispirano fiducia ma sopratutto lasciano un segno indelebile già dopo la prima volta che li si incontra. Essi arrivano sulla terra con un grande dono per chi li accoglie: regalano la consapevolezza del "chi eravamo", del "cosa stiamo divenendo" e di cio' "che vogliamo essere ora". Un percorso difficile ma i bambini arcobaleno ci sostengono con la loro energia mentre noi dobbiamo sostenerli, come ci a richiesto la vita, sul piano fisico. Diventa così un profondo scambio, uno scambio di saggezza a fronte di un sostentamento fisico per poter consentire di ESSERE in questo tempo terrestre.


Tutto quanto riportato è fatto derivante esclusivamente dal pensiero e dalla teoria New Age ma, dopo aver conosciuto questa classificazione, amo pensare mio figlio come ad un bambino arcobaleno, al mio amato figlio arcobaleno. Venuto al mondo con una forte vibrazione energetica del DNA, si è ritrovato con quel cromosoma in più che lo ha reso speciale e puro come il cristallo. La sua maggiorazione genetica ci ha portato ad una nuova spiritualità che ci sta consentendo di vivere in una dimensione positiva non perchè la vita per noi sia migliorata ma perchè è cambiato il nostro modo di guardare alla vita, è cambiata la prospettiva e l'angolazione dal quale indirizzare l'occhio. Dona amore e pace per lo spirito continuamente e chi si imbatte nel suo carisma ne rimane affascinato, felice di farsi intrappolare nel suo sorriso spontaneo.  Carico di energia positiva ci ha donato saggezza a fronte del supporto fisico che la vita ha richiesto per conto suo affinchè gli si possa consentire di ESSERE oggi e domani. 

Poca cosa la nostra per un dono così grande!!. 

domenica 13 aprile 2014

In un giorno qualunque......Io, un bambino felice!

Ci sono volte in cui qualsiasi parola puo' risultare superflua!






BUONA DOMENICA DELLE PALME 

a chi crede in Dio
e
 SEMPLICEMENTE BUONA DOMENICA

per chiunque passi di qua!




martedì 8 aprile 2014

UN GIORNO SPECIALE

Sono appena rientrata. Mattia è andato subito a nanna ed io, che sono una fautrice delle emozioni inaspettate fermate su carta, così, a caldo, sono qui a scrivere, a raccontare la nostra mattinata speciale. Questo è l'ultimo anno per il piccolo Mattia all'asilo nido e le maestre, in vista del termine di questo percorso, hanno voluto regalare a noi genitori, una giornata al nido da trascorrere con loro dandoci così la possibilità di conoscere lo svolgersi delle loro giornate e di poter osservare il proprio bimbo al di fuori del contesto familiare. Questa bellissima iniziativa è stata intitolata UN GIORNO SPECIALE - Mamme e Papà al nido.... e prevede l'ingresso, insieme al proprio bambino, alle 09.45 con uscita alle ore 12.30 dopo aver consumato il pasto di rito. Ovviamente, i genitori, a turno e in giorni prestabiliti, devono rispettare alcune regole di cui i pochi punti salienti sono:

  1. Ricordarsi che la vita del nido è vita di gruppo
  2. Rispettare i tempi e le abitudini di ciascun bambino e delle insegnanti
  3. Osservare e intervenire con discrezione, cercando di non modificare il clima del gruppo
  4. Abbassarsi, inclinarsi, curvarsi e farsi piccoli per mettersi al loro livello.



Fino a qualche anno fa, ogni volta che riprendevo Mattia al nido, era inevitabile che sentissi qualche fitta al cuore quando qualche bimbo mi veniva incontro chiamandomi "Mamma di Mattia" o quando mi capitava di sentirli canticchiare scandendo bene ogni singola parola o in qualche riunione dove sentivo elogiare le prodezze e le genialate dei piccoli. Non ho mai provato invidia per questo, in fondo in fondo ho avuto la fortuna di aver goduto, prima di altre mamme, di quegli stessi momenti "normo" che raccontano con orgoglio ma non nascondo che certe volte, di fronte a quei resoconti, ho provato un pò di inadeguatezza. Ad esempio Mattia non mi racconta la sua giornata come fanno tanti altri suoi coetanei o se lo trovo con un graffio non può dirmi la sua versione. Pazienza, so che prima o poi arriverà anche questo. Pian piano però, ho conquistato la fase della serenità alla quale, per fortuna, sono arrivata attraverso la presa di coscienza e la consapevolezza della diversità che mi ha portato a considerare il mio bambino come un essere unico e speciale, con i suoi limiti è vero, ma con  enormi potenzialità che aspettano solo di essere tirate fuori, con i pregi e i difetti ai quali nessun comune mortale si potrà mai sottrarre.




Oggi sono proprio felice perchè ancora una volta mi sono resa conto di quanto sia importante il momento della semina ma ancora di più quanto lo sia quello della raccolta. Oggi per la prima volta la sdD, considerata in un gruppo di bambini normo, non mi ha creato nè disagi nè inadeguatezza perchè Mattia è Mattia. Oggi, per la prima volta, osservarlo in società, mi ha permesso di vedere solo mio figlio: un bimbetto allegro e felice che cerca la relazione e che non si sottrae alla vita di gruppo. Certo, le insegnanti che io reputo eccezionali, hanno fatto un grande lavoro plasmando una piccola comunità in cui tutti i bambini hanno sviluppato il senso di appartenenza, dell'amicizia e della disponibilità nonche' quello del rispetto. Quando siamo arrivati, un bimbo che occupava il posto di Mattia, immediatamente si è alzato cedendogli la sedia e dicendomi che l'aveva presa solo in prestito e questo per me significa rispetto e il riconoscere la singolarità di un bimbo che fa parte di quel gruppo.  Un particolare momento di questa meravigliosa mattinata,  è stato quando Mattia e un compagno sono corsi incontro ad una bambina disabile (nel senso pieno del termine) arrivata a scuola dopo due ore di fisioterapia. Mattia l'ha abbracciata ripetutamente con enfasi mostrando contentezza nel vederla mentre l'altro bimbo,  l'ha accompagnata alla sua sediolina prendendola per un braccio poichè questa bimba non cammina ancora del tutto bene e lo fa con difficoltà. F. l'ha aiutata a sedere per poi avvicinarla al tavolo dove stavamo consumando lo spuntino mentre Mattia, si adoperava per la distribuzione dei bavagli. (Ne ha distribuiti solo due ....E' pur sempre una distribuzione!). Ecco allora che questi due bambini, uno normo e uno con un cromosoma in più, entrambi a proprio modo hanno parlato lo stesso linguaggio d'amore rendendomi spettatrice di una grande umanità. E tra lacrimoni ho ringrazianto ancora una volta il buon Dio per  questa sua nuova testimonianza.




Pensavo che la mia presenza gli destabilizzasse i ritmi ma mi sbagliavo. Io c'ero ma lui viveva libero nel suo contesto scolastico: giocava da solo o con i compagni, ha colorato, ha partecipato al momento delle canzoncine mimandole e sorrideva a tutti, compreso la cuoca, segno questo che quell'ambiente è stato per il mio bambino un ottimo percorso di crescita, in un clima di affetto e serenità che ha contribuito a renderlo così com'è oggi. E in un momento di storia come questo in cui si parla di asili degli orrori questa certezza fa bene al cuore e ti fa ancora sperare nel buono che ancora c'è su questa terra. E' stato bello vederlo seduto al tavolo fra me e Lidia, due suoi punti di riferimento che, seppure in contesti diversi, sono importanti per il suo sviluppo e mi è  parso che il cuore stesse per esplodere nel petto quando, dopo aver dato una mano a me e l'altra a Lidia, ha voluto iniziare il canto di chiusura della merenda. Mi ha dimostrato e stupito ancora una volta e ancora una volta in me torna alla ribalta il concetto che se ai propri figli si danno le giuste opportunità possono essere in grado di fare e di essere. A fine pasto abbiamo salutato i bimbi che si preparavano alla nanna e ci siamo incamminati verso casa: lui stanco per la sua mattinata ricca e io stra-felice per la mia giornata speciale.


domenica 6 aprile 2014

La correlazione tra ritmo e linguaggio


Per i bambini con sindrome di Down "fare musica" è molto importante perchè coinvolge una vasta gamma di attività che richiedono risposte attive e passive, manipolazione fisica, interazione sociale, reazioni emotive e cognitive. La partecipazione attiva dei genitori alle sessioni musicali può servire come sbocco positivo per l'interazione e spesso permette alla famiglia di vedere il proprio bambino in una nuova luce. Il gioco musicale infatti incrementa le abilità sociali, motorie, cognitive e concettuali, stimolando l'espressività, l'autostima e l'autocontrollo. I genitori così possono vedere il proprio bambino manifestare talenti e punti di forza con una positiva sensazione di "successo". 

Un recente studio fatto alla Northwestern University ha dimostrato che alcuni studenti che riuscivano a mantenere il ritmo più di tanti altri, erano gli stessi che si distinguevano per abilità superiori nel linguaggio rispetto a quelli che erano meno brillanti nell'andare a tempo. L'esperimento si articolava in due fasi di cui la prima vedeva gli studenti impegnati a tamburellare con le dita su una superficie mentre i picchiettii venivano rilevati attraverso un metronomo al fine di stabilirne la precisione. Nella seconda fase veniva effettuato un encefalogramma a ciascun studente per monitorare l'attività celebrale durante il ripetere di alcune sillabe. Il confronto dei dati ha evidenziato che gli studenti che tamburellavano mantenendo il ritmo erano quelli che avevano ottenuto risultati migliori durante l'encefalo.

Sempre secondo alcuni studi l'educazione musicale, puntando principalmente al ritmo, potrebbe potenziare gli apparati uditivi e per conseguenza  arrivare a migliorare le capacità personali nello stabilire associazioni fra suoni e significati, concetto che si pone poi, alla base della lettura, della scrittura e di tutto il linguaggio in genere.






Non sarebbe la musica una lingua perduta,
 della quale abbiamo dimenticato il senso,
 e serbato soltanto l'armonia?
M. D'Azeglio






Fonti: www.terretaria.it
         scienze.fanpage.it

venerdì 4 aprile 2014

Sei stelle per un hotel di lusso

Nella propria classificazione un hotel di lusso  puo' al massimo arrivare ad avere cinque stelle a parte qualche raro caso in tutto il mondo in cui, solo alcuni alberghi, possono vantare sei o sette stelle. Ebbene, in Italia un albergo a cinque stelle che ne meriterebbe sette se non otto, è il Melià, sull'Aurelia Antica della nostra capitale, non tanto per il lusso della sua struttura ma per quello riguardante la sua  disponibilità al progetto AIPD di cui vi parlerò. Qui, per sei settimane, si è svolta una fiction documentario, Hotel a sei stelle, ispirata ad una trasmissione svedese "Service with a smile" adattata per l'Italia da Claudio Canepari in collaborazione appunto con l'AIPD (Associazione Nazionale Persone con Sindrome di Down) e che è stata mandata in onda sulla RAI tre in tarda serata . I protagonisti, ovvero le sei stelle, sono ragazzi con sdD, di un'età compresa fra i 19 e i 24 anni, impegnati per sei settimane, in un tirocinio formativo finalizzato ad un eventuale inserimento lavorativo.



In questo periodo collaborano con il personale dell'albergo nelle varie mansioni da svolgere nelle quali ognuno di essi, viene affiancato da un collega e seguito dal proprio tutor AIPD. Durante questo tirocinio seguono, tra risate e scherzi,  un tot numero di lezioni in lingua inglese con un insegnante madre lingua, volte a migliorare i rapporti con i clienti. Nicolas alla reception, Martina cameriera ai piani, Benedetta e Livia cameriere di sala mentre Emanuele in cucina come aiuto cuoco e Edoardo addetto alla manutenzione. Nelle storie giornaliere di questi sei ragazzi si intrecciano simpatie e innamoramenti ma anche paure e ansie nel non riuscire in quel dato compito, soddisfazioni per il proprio operato. Si da ampio risalto al rispetto per il prossimo, si evidenzia la facilità di adattamento di questi nei vari ambienti che frequentano, anche quello lavorativo in cui,  tanti anni fa, mai si sarebbe pensato di collocarceli. Dimostrano nella pratica e nella teoria capacità morali e civili  che dovrebbero essere tipiche di qualsiasi essere umano ma che sempre più spesso sono difficili a ritrovare. La volontà di fare, di imparare, di essere parte integrante di una società difficile è il loro più grande desiderio. Si impegnano e lavorano sodo, relazionano come pochi, tanto che,  alla fine di questo stage, riescono a lasciare nel cuore di ognuna delle persone con cui interagiscono, qualcosa di nuovo e meraviglioso che annienta  l'antico pregiudizio e che abbatte il ponte della distanza fra queste persone e noi, cosiddetti normodotati.


Non nascondo la mia grande emozione nell'averli visti  e seguiti, essendo io una mamma in causa. Guardare il loro modo di essere e di comportarsi, sia nelle rispettive famiglie che nelle diverse attività lavorative considerate nella loro intera complessità, ha rafforzato i me l'idea che DOWN SI PUO' e che basta la volontà di ciascuno individuo nel voler riconoscere la loro appartenenza ad  una società di cui  ne fanno già parte già dalla loro nascita e alla quale non possono che apportare ricchezza, senza che vengano considerati "i diversi", abolendo questo termine e diffondendo sempre di più il concetto del "diversamente abile". Già, perchè basta riuscire, anche per un solo attimo, a spogliarsi dalle etichette e rimanere faccia a faccia con la sostanza per rendersi conto che questi ragazzi, i nostri bambini, saranno in grado di fare e di essere se vengano date loro le giuste opportunità. Nell'ultima puntata, durante i ringraziamenti finali, Livia si rivolge al direttore d'albergo e a tutti i colleghi con queste testuali parole:- E' stato veramente bello stare in famiglia con voi. - Ecco di cosa sono capaci. Sono capaci di amare e di sentire sulla loro pelle la famiglia come valore e come riferimento morale e civile per la loro vita, cosa questa che sembra si stia sempre di più perdendo tra i ragazzi normo di questa nostra società.


Per chi avesse piacere conoscere qualcosa in più di questo progetto, andate qui dove è anche possibile rivedere le sei puntate. 


domenica 23 marzo 2014

Madre di cuore

Un’amica mi raccontò di te. Mi disse che un piccolo angelo senza ali era abbandonato in una culla d’ospedale. Ti immaginavo lì senza l’alito materno, quello fragile e delicato che alimenta la vita. Da quel momento in poi impazzii sentendo nel cuore una grande energia che mi stava legando a te e che tentava di portarmi sul tuo cammino. Immediatamente immaginai una possibile storia d'amore  fra te e me, fra noi anche se qualcosa, nel cuore mi sussurrava che forse sarebbe stata impossibile. Ma le storie d’amore impossibili sono le più belle, le più desiderate ed è per questo che continuavo a pensarti. La linea del cuore ormai era tracciata e io mi resi disponibile ad aspettarti. Ti immaginavo bellissima e mentre fantasticavo sul NOI ogni giorno ricostruivo un pezzettino che ti delineava davanti ai miei occhi: prima la tua storia, poi il tuo nome. Ero speranzosa e positiva del fatto che potesse nascere una bolla d’amore ma per strani giri della vita e per disegni divini che non ci è dato sapere, il tuo viaggio alla ricerca di una madre, di quella che ti spettava per diritto,   ti condusse  ad una mia amica, Irene madre speciale per scelta e madre di cuore per amore.

E’ con lei che hai costruito la tua breve storia, una storia unica e di vita intensa che ti ha visto finalmente reagire alla sorte. Irene senza se e senza ma ti ha aperto le sue braccia e amandoti e stringendoti a sé, ha saputo essere più di una madre, più della stessa che decise di non farcela lasciandoti sola al tuo destino, più di chiunque altra. Dio ha compiuto il suo disegno: essendo   misericordioso ha voluto che Irene fosse accanto a te al momento del tuo delicato intervento, intervento difficile e complesso al quale gli stessi medici , hanno poi gridato al miracolo. Tu, piccola stella, eri ormai provata dalla tua breve esistenza e anche se sentivi di essere finalmente amata e accettata nonostante le tue imperfezioni, sei  volata verso il cielo, verso la misericordia infinita, tra le braccia del tuo padre celeste. E anche in quel momento Dio ha voluto che ci fosse Irene, la madre migliore che potesse scegliere per essere al tuo fianco, forse l’unica deputata ad esserlo. Ora sei nel cuore di una grande famiglia e di tutti coloro che in qualche modo si sono sentiti legati a te.  Ma quanto amore ti era destinato piccola?


Nei suoi disegni Dio non abbandona mai e nonostante il regno dei cieli fosse già tuo, ha voluto regalarti, anche se per poco, l’abbraccio di una madre terrena prima di farti cullare da quello celeste. Ti ha donato Irene che con amore incondizionato è stata lì con te ed è con sè che continuerà a tenerti fino alla fine dei suoi giorni. Sei la sua bambina arcobaleno e lei è la tua mamma speciale perché il legame che avete creato esisterà per sempre come un ponte di amore immenso fra la terra e il cielo. Non si è madri solo perché si porta un figlio in grembo, è l’amore vivo e la tenerezza infinita che ti fa  essere madre. E’ il soffrire e gioire con lui, sperare e sognare per lui che ti rende madre, perché si è madre con il cuore prima che con la pancia. E’ cio’ che ho provato io per un istante ed è ciò che sta provando quintuplicatamente Irene in questo suo momento di dolore. Amica mia sei un grande insegnamento per tutti noi e io ti voglio un gran bene.